sabato 7 febbraio 2009

Cittadini di quale paese?

sulla laicità

Un padre vuole concedere alla figlia il naturale diritto di morire dopo aver vegetato, priva di coscienza, per diciassette anni.
Per farlo è costretto a passare sulle prime pagine dei quotidiani e a litigare con preti, cardinali, politicanti, opinionisti da strapazzo e giornalisti vigliacchi.
Un governo particolarmente reazionario e bigotto, in seguito a precise direttive venute dal Vaticano, arriva a promulgare una legislazione d'emergenza per impedire che il caso abbia il suo corso, e procura intenzionalmente un conflitto istituzionale proprio su questa questione. Il presidente del Consiglio dei Ministri arriva a dire che "cambierà la Costituzione" pur di impedire questa eutanasia.
Nel frattempo, la ragazza moribonda è diventata un ostaggio. La sua agonia deve continuare fintantochè è politicamente e mediaticamente opportuno. La sua transizione dalla vita alla morte deve essere prolungata artificialmente per legge. Il presidente del Consiglio arriva a dire che in linea di principio quel corpo "potrebbe procreare", come se fosse morale essere concepiti e nascere da madre in coma, come se la donna fosse un mero contenitore.
La tensione attorno al caso Eluana Englaro è stata montata in una maniera molto barbara. Si è contravvenuto innanzitutto ad un diritto alla riservatezza per una donna, e per le sue persone più vicine, in una fase così drammatica della propria esistenza. La famiglia di Eluana è dovuta diventare ostaggio di questa strumentalizzazione, di questo scontro istituzionale; questa ragazza che termina il suo ciclo biologico dopo 17 anni di non-vita deve essere sottoposta a questa aggiuntiva tortura.
Il tutto ha degli aspetti che sembrano paradossali. Lo stesso governo che, su ordine del Vaticano, ha portato al massimo la tensione attorno a questa vicenda in nome della difesa della "vita", negli stessi giorni approva normative che ledono diritti fondamentali: il diritto alle cure mediche e il diritto alla vita. I medici potranno denunciare all'autorità giudiziaria gli immigrati clandestini. In questo modo si viola un principio basilare, che fa anche parte del giuramento dei medici, in base al quale a nessuno può essere negato il soccorso. Con questa nuova normativa l'immigrato senza permesso di soggiorno cercherà di non andare più dal dottore, causando così un grave danno alla salute sua e degli altri. Inoltre, la madre immigrata senza permesso di soggiorno accetterà di partorire senza assistenza medica, o dovrà più spesso tentare l'aborto - anch'esso clandestino, chiaramente. Questa è la loro "difesa della vita umana". Per non parlare dei continui tagli di bilancio e dismissioni nella sanità pubblica.
La persecuzione contro i lavoratori immigrati, che i leghisti e fascisti instaurano oggi in Italia, non è in contraddizione, ma bensì è perfettamente coerente con la mobilitazione bigotta contro la laicità e contro i diritti della persona. Entrambi gli aspetti - razzismo forcaiolo e fondamentalismo bigotto - sono manifestazioni diverse della stessa irrazionalità di massa. Il clima culturale che viene instaurato in Italia, con il concorso dei media e di politici senza scrupoli, è in questo senso del tutto analogo a quello del Fascismo. Una cappa di piombo clericale permea di nuovo, come dopo il Concordato, tutti gli ambiti della vita sociale, politica e culturale del paese. Anche in questo campo, l'inerzia e l'ambiguità degli esponenti opportunisti del centrosinistra hanno spianato la strada alla barbarie dei politici di centrodestra. Un segnale della gravità della situazione è stato dato a Roma per le celebrazioni del XX Settembre 2008, quando dal palco delle autorità è stato fatto parlare un fascista clericale che ha commemorato solo i morti dello Stato Pontificio. Di fatto, mentre noi giustamente ci preoccupiamo di rivalutare la memoria ed i valori del 25 Aprile, in questa Italia non si è mai veramente compiuto nemmeno il XX Settembre. Ci ritroviamo ancora addosso la profonda, provinciale arretratezza del nostro paese, e soprattutto la arretratezza culturale delle sue classi dirigenti. Di fronte ai tanti problemi che in tutti i paesi si devono affrontare, noi italiani dobbiamo purtroppo ancora combattere battaglie di retroguardia.
Simili infiniti dibattiti come quello sull'eutanasia o quello - rimasto in sospeso! - sulla formalizzazione delle coppie di fatto non sarebbero concepibili in nessun altro paese d'Europa, soprattutto con queste ignobili modalità. Che sia nel nord scandinavo o nel sud greco, che sia nell'ovest spagnolo o nell'est slavo, la popolazione di nessun altro paese d'Europa potrebbe mai sopportare un piagnisteo di questo tipo sui "pericoli" che comporterebbe la formalizzazione dei diritti e dei doveri delle persone che vivono insieme per loro libera scelta. La questione è infatti ovvia, ed è stata risolta tranquillamente da molti anni pressochè dappertutto, tranne che in Italia. Solo in Italia siamo privi di senso del ridicolo al punto tale da sorbirci interminabili discussioni sul tema; solo in Italia ci sottoponiamo consenzienti e riverenti alla sequela di attacchi ed insulti da parte dei prelati e dei loro servitori "laici". Allo stesso modo il popolo italiano non può decidere in merito alla nascita - lo abbiamo visto con il boicottaggio, riuscito, da parte vaticana, contro il referendum sulla procreazione assistita. Il popolo italiano non può decidere nemmeno in merito alla morte - lo vediamo con la continua polemica sulla eutanasia, cioè sul diritto di ciascuno a negare il proprio consenso a trattamenti medici che possono essere inutili, dolorosi, eccessivamente invasivi ("accanimento terapeutico"). Dunque santa romana chiesa ci impedisce di decidere in autonomia ed in base alle nostre convinzioni su come possiamo nascere; ci impedisce di scegliere come vivere; e ci impedisce di decidere come dobbiamo morire. E tutto questo anche se con le nostre scelte non diamo fastidio a nessuno, non chiediamo niente a nessuno, non interferiamo nei comportamenti o nelle convinzioni private di nessuno.
È chiaro che una Italia del genere non ha alcun futuro, ne' dal punto di vista culturale e civile, ne' dal punto di vista demografico e biologico.
Come Associazione Marxista Politica e Classe ci uniamo al movimento di indignazione che si è levato per lo specifico caso Englaro e più in generale ci uniamo a tutte le battaglie per i diritti fondamentali e la laicità dello Stato. Crediamo che questa classe dirigente che si mostra iperliberista in economia e ultrareazionaria sui "valori" sia profondamente inadeguata a dirigere il paese e ad emanciparlo dai diktat vaticani. Lavoriamo per la affermazione della nuova cultura della classe lavoratrice, libera dai retaggi delle religioni e dai condizionamenti del profitto borghese.

Associazione marxista Politica e Classe-Bologna

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